Prevenzione della Sindrome da Iperstimolazione Ovarica

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Aggiornato il 08/11/2014

La paziente che viene sottoposta ad un trattamento di fertilità viene visitata periodicamente ed esaustivamente dal suo medico, mediante analisi del sangue ed ecografie pelviche.

Di solito, a partire dal secondo o terzo giorno di somministro di ormoni, si effettuano visite ginecologiche quasi quotidiane e, in base alla risposta dell'ovaio, si adatta il dosaggio, affinché non abbia luogo un'iperstimolazione ovarica fuori controllo.

Se il livello di estrogeni della donna in trattamento si alza troppo, o in modo molto rapido, mentre le vengono fatte le iniezioni, il rischio di soffrire della sindrome da iperstimolazione ovarica aumenta. In questo caso, è possibile che sia necessario assumere un dosaggio più ridotto dei farmaci, o sospendere temporaneamente il trattamento.

Misure preventive

Non esiste nessuna azione completamente effettiva per prevenire la sindrome da iperstimolazione ovarica, anche se le precauzioni che si prendono possono venir riassunte nei seguenti punti:

Se, anche dopo le dovute precauzioni, il rischio di contrarre la sindrome non diminuisce, è necessario ricorrere alla cancellazione del ciclo d'inseminazione artificiale, fecondazione in vitro o ICSI.

Un'altra opzione è realizzare il trasferimento embrionario dopo un certo tempo, quando l'OHSS è scomparsa. Per questo processo, è necessario ricorrere alla criopreservazione degli embrioni.

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